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Fattoria Ra.Ro, antidoto contro lo spopolamento?

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Fattoria Ra.Ro, antidoto contro lo spopolamento?

di Massimiliano Cordeddu

Sembra che lo spopolamento delle zone interne della Sardegna non ci riguardi. O almeno all’apparenza nei piccoli paesi si continua a vivere un presente che è già passato. Il futuro, purtroppo, se non si ha una visione chiara, rischia di essere a tinte fosche per i giovani di oggi che non trovando nell’isola la propria realizzazione, la cercheranno altrove. Abbandonando, di fatto, la propria terra. Un problema atavico, ma che rischia di accentuare la desertificazione di alcune zone interne depresse economicamente, già in forte sofferenza per questa drastica emorragia di nuove leve.

Lasciamoci alle spalle questo pessimismo che pervade l’animo e guardiamo invece fiduciosi ad un esperimento che potrebbe rappresentare, forse, l’antidoto per bloccare l’emorragia di giovani che lasciano la Sardegna per cercare un lavoro dignitoso in Continente e all’estero. La speranza che accende l’ottimismo, forse, si trova non lontano dal nostro orizzonte, ovvero nella bellezza di cui il nostro territorio è ricco: la natura, la storia, l’arte e l’enogastronomia. E come scriveva qualcuno: “la bellezza salverà il mondo”, e se non tutto, almeno quell’angolo di paradiso incastonato nelle colline del Sarrabus-Gerrei sopra la Trexenta e il Parteolla. Dalla cima della verde pineta di San Basilio (Sud Sardegna), alcuni affermano di intravedere il mare, specialmente nelle giornate in cui il cielo è particolarmente limpido e terso.  San Basilio, tanto amato dagli emigrati che talvolta riescono ad ammirarlo, prenotando il posto dal lato giusto, dall’oblò di un aereo. Tra le nuvole il piccolo borgo lo si riconosce dalla cima di ‘Pranu Sanguni’, dove si narra che San Giorgio avesse combattuto contro il drago, sconfiggendolo. Lì sorge un enorme orecchio tecnologico di circa 60 metri di diametro che ascolta l’universo in cerca di segnali extraterrestri o semplicemente “per capire l’origine dell’universo”, come amava ripetermi l’amica astrofisica Margherita Hack. La scienziata nel 2010 salvò il Sardinia Radio Telescope (Srt-Inaf) dalla ruggine prima ancora che venisse inaugurato. 

Scusate se mi sono dilungato, ma d’altronde “qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti”. La speranza che mi ha ridato fiducia l’ho intravista in una fattoria didattica abitata da animali liberi di vagare nell’aia; galline, conigli, asini, capre, cani, gatti, ma anche aristocratici cavalli e pavoni dalla coda con la ruota sfavillante. Questo mini zoo è gestito da Irene Cabiddu e dal marito (meglio noto come ‘su Meri’) Daniele Marrosu.  In pochi anni hanno compiuto un miracolo, ovvero di essere riusciti ad attirare, grazie al duro lavoro e all’abnegazione, migliaia di bambini che imparano a produrre il formaggio e la prelibata ricotta dal latte delle capre appena munte. Frotte di amanti del buon cibo che possono gustare, alla brace o in umido, le squisite carni degli animali allevati allo stato brado. Vogliamo parlare, poi, per i più golosi, dei laboratori per la realizzazione di dolci sardi; gateau di mandorle, seadas, ciambelline con marmellata o cioccolata, gueffus, amaretti e pabassine? Non ditemi che non vi è venuta l’acquolina in bocca, perché prima di queste prelibatezze, occorre imparare a tirare la sfoglia per la pasta fresca dei culurgiones oppure i ravioli ripieni di patate-menta o con il formaggio fresco. Rigorosamente con la ricotta delle capre munte la mattina all’alba. Un luogo che ricorda il celebre film “La fabbrica di cioccolato” del regista Tim Burton. Ma anche ‘Fico’ di Bologna, acronimo di Fabbrica italiana contadina. 

La Fattoria didattica Ra.Ro, inoltre, ospita presentazioni di libri o eventi aziendali. La paradisiaca salsiccia dei maiali allevati all’aperto con gli altri insaccati rappresentano un altro punto di forza che attrae a San Basilio numerosi amanti del buon cibo, anche se il cuore dell’attività sono i laboratori didattici rivolti ai ragazzi delle scuole. Dunque, in conclusione, l’antidoto per arginare lo spopolamento e la fuga dei giovani dalle zone depresse della Sardegna, potrebbe essere estratto dal sudore quotidiano del duro lavoro nei campi  o dall’allevamento degli animali per produrre squisiti insaccati o formaggi.   

Solo vivendo, amando e valorizzando le opportunità offerte dalla nostra terra e seguendo coraggiosamente la strada intrapresa da Irene e Daniele, forse, riusciremo ad arginare la desertificazione demografica e culturale che costringe i giovani ad emigrare lontano dalla loro amata Sardegna.